Ciddac

La Musica è un'Arte, Difenderla insieme è un nostro diritto

DOMANDE E RISPOSTE SULLA DIRETTIVA 2014/26 RELATIVE AI RILIEVI INVIATI ALLA COMMISSIONE

A questo punto veniamo ai quesiti che naturalmente scaturiscono dai rilievi presentati nel precedente articolo.

In attesa delle risposte ufficiali dei rappresentati della Commissione Barroso II di allora e/o della Commissione Jean-Claude Juncker di oggi, vi riporteremo le risposte che abbiamo ricevuto da vari uffici legali specializzati in Diritto d’Autore.

PARTE IV – DOMANDE E RISPOSTE

Domande e risposte sulla Direttiva in generale

  1. Question: Nei Considerando e nei vari articoli della Direttiva la dicitura al plurale “Organismi di Gestione Collettiva (O.G.C.)” può, in talune ipotesi e/o a date condizioni, includere anche le Entità di Gestione Indipendente (E.G.I.)? Se si, in quali ipotesi e /o a quali condizioni?
    Answer: NO, assolutamente;
  1. Question: Un’E.G.I. che ha come finalità secondaria e non principale l’essere anche un’emittente radio “in store” o web radio entra in conflitto con il Considerando 16?Answer: SI, assolutamente;
  1. Question: Il Titolo III della Direttiva è indirizzato solo ed esclusivamente alle O.G.C.? in caso affermativo, le E.G.I. – se ritenute obbligate a dare informazioni (art. 25 e 28 Par. 2 e 3) – devono far parte del Consiglio di una O.G.C. per potere essere assoggettate a tale obbligo?
    Answer: SI, assolutamente;

Domande sull’art. 3, lettera a) della Direttiva

Premessa la definizione di O.G.C. contenuta nella norma in questione:

  1. Question: vista la possibilità che una collecting society / O.G.C. abbia anche finalità secondarie rispetto a quella – unica o principale – di gestire i diritti d’autore o i diritti connessi ai diritti d’autore come indicato dallo stesso articolo, tale finalità (o attività) secondaria può consistere nello svolgimento di attività implicante la qualifica di utilizzatore? Ossia, più esplicitamente, è possibile che una collecting society / O.G.C. assuma – sia pure in via secondaria – anche il ruolo di utilizzatore?
    Answer: NO, assolutamente;
  2. Question: Vista sempre la possibilità che una collecting society / O.G.C. abbia anche finalità secondarie rispetto a quella – unica o principale – di gestire i diritti d’autore o i diritti connessi ai diritti d’autore come indicato dallo stesso articolo, tale finalità (o attività) secondaria può consistere nello svolgimento di attività di trasmissione radiofonica o televisiva e/o web radio e/o radio “in store”? Ossia, più esplicitamente, può una collecting society / O.G.C. possedere ovvero gestire una propria radio?
    Answer: NO, assolutamente;
  3. Question: il concetto di “vantaggio collettivo” dei titolari dei diritti gestiti dall’O.G.C. significa un vantaggio uguale per tutti i titolari dei diritti o un vantaggio proporzionale?
    Answer: Significa un vantaggio uguale per tutti i titolari dei diritti;
  4. Question: in caso di conflitto di interessi di cui al quesito 2), come può essere realizzato il vantaggio collettivo indicato dalla definizione in esame?
    Answer: Ovviamente non può essere realizzato nessun vantaggio collettivo;

Sull’art. 3, lettera b) della Direttiva

Premessa la definizione di E.G.I. contenuta nella norma in questione:

  1. Question: vista la possibilità che un’entità di gestione indipendente (“E.G.I.”) abbia anche finalità secondarie rispetto a quella – unica o principale – di gestire i diritti d’autore o i diritti connessi ai diritti d’autore come indicato dallo stesso articolo, tale finalità (o attività) secondaria può consistere nello svolgimento di attività implicante la qualifica di utilizzatore? Ossia, più esplicitamente, è possibile che un’E.G.I. assuma – sia pure in via secondaria – anche il ruolo di utilizzatore?
    Answer: NO, assolutamente;
  2. Question: In caso di risposta positiva al quesito precedente, è configurabile – e se si, in quali ipotesi – un conflitto di interessi tra il ruolo di E.G.I. e quello di utilizzatore?Answer: SI, ci troveremmo in pieno conflitto di interessi;
  3. Question: Vista sempre la possibilità che un’E.G.I. abbia anche finalità secondarie rispetto a quella – unica o principale – di gestire i diritti d’autore o i diritti connessi ai diritti d’autore come indicato dallo stesso articolo, tale finalità (o attività) secondaria può consistere nello svolgimento di attività di trasmissione radiofonica o televisiva e/o web radio e/o radio “in store”? Ossia, più esplicitamente, può un’E.G.I. possedere ovvero gestire una propria radio?
    Answer: NO, assolutamente;
  4. Question: Può un’E.G.I. avere / gestire un proprio repertorio? Ovvero, è corretta l’interpretazione della lettera l) dell’art. 3 della Direttiva in esame secondo cui solo gli O.G.C. avrebbero la possibilità di detenere / gestire un repertorio?
    Answer: La lettera l) è indirizzata solo ed unicamente agli O.G.C., una E.G.I può avere / gestire un proprio repertorio ma solo se interna ad un O.G.C.;
  5. Question: il concetto di “vantaggio collettivo” dei titolari dei diritti gestiti dall’E.G.I. significa un vantaggio uguale per tutti i titolari dei diritti o un vantaggio proporzionale? In questo secondo caso, rispetto a cosa viene misurata la proporzionalità del vantaggio?
    Answer: Significa un vantaggio uguale per tutti i titolari dei diritti;
  6. Question: in caso di conflitto di interessi di cui al quesito 2), come può essere realizzato il vantaggio collettivo indicato dalla definizione in esame?
    Answer: Ovviamente non può essere realizzato nessun vantaggio collettivo;

Domande sul Considerando 16 e sull’art. 16

Premesso che:

  • [solamente] nel Considerando 16 troviamo indirettamente ammessa la possibilità – da parte delle E.G.I. – di “gestire” le tariffe;
  • invece nell’art. 16 della Direttiva il Legislatore si riferisce (riguardo alle tariffe) unicamente agli O.G.C., omettendo completamente di riferire tale tema alle E.G.I., contemplate (ex art. 2, Par. 4) solo nel paragrafo 1 dell’art. 16, che non tratta delle tariffe;
  1. Question: ciò premesso, è corretto concludere che di regola le tariffe possono essere fissate solo dagli O.G.C. e non dalle E.G.I.?
    Answer: Si è corretto;
  2. Question: Eventualmente, se possibile, a quali condizioni è consentito alle E.G.I. fissare tariffe?
    Answer: A nessuna condizione, le E.G.I. non è possono fissare tariffe;

Domande sui rapporti con la parola “Utilizzatori / Utilizzatore

  1. Question: Premesso quanto affermato al rilievo 1 (presente nell’articolo “Rilievi fondamentali per una corretta interpretazione della direttiva2014/26 detta Barnier”), cioè che la Direttiva di norma abbina espressamente la parola “utilizzatore / utilizzatori” agli O.G.C., è corretto concludere che le attività descritte nelle citate norme e riferite solo agli O.G.C. sono assolutamente precluse alle E.G.I.?
    Answer: Si è corretto;
  2. Question: In caso affermativo è corretto assumere che tali attività possano essere svolte dall’E.G.I. su mandato / delega dell’O.G.C ovvero in accordo / di concerto / d’intesa con l’O.G.C.?
    Answer: Si è corretto;
  3. Question: Se e quando le E.G.I. svolgono le attività in tal modo, devono soggiacere a un potere di controllo / direttiva degli O.G.C.?
    Answer: Si, assolutamente;

Laddove la Direttiva abbina la parola “utilizzatore / utilizzatori” alle E.G.I. come da rilievo 1 (presente nell’articolo “Rilievi fondamentali per una corretta interpretazione della direttiva2014/26 detta Barnier”) si pongono i seguenti quesiti:

  1. Question: Considerando 15: con riferimento all’utilizzo della formula condizionale “dovrebbero”, il Considerando in questione prescrive che il Legislatore nazionale adotti una specifica norma precettiva sul punto o semplicemente si limita a esprimerne l’opportunità? Al riguardo, merita notare che a oggi nessun attore presente nel mercato italiano, salvo la S.I.A.E., adempie correttamente una tale prescrizione e anzi è frequente il caso di diffusione di informazioni false e fuorvianti;
    Answer: Si, semplicemente si limita a esprimerne l’opportunità;
  2. Question: Considerando 16: anche in questo caso troviamo un condizionale (“non dovrebbero”); la frase in questione è esplicitamente riferita ai descritti gestori e agenti; essa però si presta a essere letta – pur non esplicitando tale possibilità – nel senso che un’E.G.I. possa svolgere le attività ivi descritte; ebbene: l’E.G.I. può svolgere nei confronti degli utilizzatori le attività descritte al Considerando in questione (concessione di licenze o riscossione di denaro dagli utilizzatori)?
    Answer: Si, ma solo ed esclusivamente se l’E.G.I. fa parte di una O.G.C. autorizzata;

Domande sui rapporti con la parola “tariffe

Premesso quanto esposto al Rilievo 2 (presente nell’articolo “Rilievi fondamentali per una corretta interpretazione della direttiva2014/26 detta Barnier”), e cioè che di regola la Direttiva sembra abbinare la parola “tariffe” – consentendone la determinazione – solo agli O.G.C.; e che un rapporto tra la parola “tariffe” e le E.G.I. è sottinteso solo nel Considerando 16, nell’art. 16, par. 2 e nell’art. 21 par. 1 lettera c), si pongono i seguenti quesiti:

  1. Question: Considerando 16: anche in questo caso troviamo un condizionale (“non dovrebbero”); la frase in questione è esplicitamente riferita ai descritti gestori e agenti; essa però si presta a essere letta – pur non esplicitando tale possibilità – nel senso che una E.G.I. possa svolgere le attività ivi descritte; ebbene: l’E.G.I. può svolgere l’attività di gestione dei diritti “in termini di determinazione delle tariffe”?
    Answer: No, solo e unicamente nel Consiglio di Gestione dell’O.G.C. possono essere decise le tariffe, l’E.G.I. può solo agire per la determinazione delle tariffe dall’interno di una O.G.C.;
  2. Question: articolo 16, par. 2: la norma non si applica alle E.G.I. (ex art. 2, par. 4). È corretto concludere che una E.G.I. può negoziare la concessione di diritti ma solo sulla base di un tariffario determinato [solo] da un O.G.C.?
    Answer: Si, è corretto;
  3. Question: 21 par. 1 lettera c): La norma si applica anche alle E.G.I. (ex art. 2, par. 4). E’ corretto interpretarla nel senso che la E.G.I. – pur essendo tenuta a pubblicare le informazioni rilevanti – non possa determinare le tariffe? È corretto concludere che le tariffe possano essere determinate solo da un’entità di livello più alto, cioè un O.G.C., fermi restando gli obblighi informativi a carico delle E.G.I.?
    Answer: Si, è corretto;

Domande sui rapporti con le parole “concessione delle licenze

Premesso quanto affermato al rilievo 3 (presente nell’articolo “Rilievi fondamentali per una corretta interpretazione della direttiva2014/26 detta Barnier”), cioè che la Direttiva abbina tipicamente le parole “concessione delle licenze” agli O.G.C. e non alle E.G.I.:

  1. Question: è corretto concludere che le attività descritte nelle citate norme con riferimento ai soli O.G.C. sono assolutamente precluse alle E.G.I.?
    Answer: Si, è corretto;
  2. Question: In caso affermativo è corretto assumere che tali attività possano essere svolte dall’E.G.I. su mandato / delega dell’O.G.C. ovvero in accordo / di concerto / d’intesa con l’O.G.C.?
    Answer: Si, è corretto;
  3. Se e quando le E.G.I. svolgono le attività in tal modo, devono soggiacere a un potere di controllo / direttiva degli O.G.C.?
    Answer: Si, è corretto;
  4. Question: Considerando 16: anche in questo caso troviamo un condizionale (“non dovrebbero”); la frase in questione è esplicitamente riferita ai descritti gestori e agenti; essa però si presta a essere letta – pur non esplicitando tale possibilità – nel senso che un E.G.I. possa svolgere le attività ivi descritte; ebbene: l’E.G.I. può svolgere l’attività di concessione di licenze?
    Answer: Si, ma solo ed unicamente se l’E.G.I. fa parte di una O.G.C. autorizzata;
  5. Question: Premesso che l’Art. 16, Par. 1 – che fa riferimento alle “negoziazioni” – si applica anche alle E.G.I. (ex art. 2, par. 4) mentre la norma di cui all’art. 16, secondo paragrafo – che fa riferimento invece alle “condizioni di concessione delle licenze” – non si applica invece alle E.G.I. (ex art. 2, par. 4), quale è la differenza tra il concetto di “negoziazione” e quello di “condizione”? è corretto concludere che le E.G.I. possono condurre “negoziazioni” per la concessione delle licenze sui diritti, senza poterne però stabilire le condizioni? È corretto concludere che compete solo agli O.G.C. il potere di stabilire le condizioni per la concessione delle licenze?
    Answer: Si, in entrambi casi è corretto;

PERCHE’ RECEPIRE CORRETTAMENTE LA DIRETTIVA 2014/26 DETTA BARNIER

Come Presidente dell’Associazione CIDDAC (Comitato Italiano per la Difesa del Diritto d’Autore e Connessi) nell’interesse anche degli Autori, Compositori, Artisti Interpreti Esecutori (AIE) e Produttori Artistici ed Esecutivi associati alla stessa, desidero richiamare l’attenzione sulle criticità tecnico-giuridiche presenti nella Direttiva Europea 26/2014 sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso on-line nel mercato interno.

 Le criticità che vorrei far notare non sono di tipo politico ma di tipo giuridico frutto, oltre di miei studi, anche di analisi e pareri pro veritate rilasciati da alcuni Studi Legali specializzati in Diritto d’Autore ed infine dei chiarimenti ricevuti da alcuni componenti della Commissione Barroso II in seguito ad una serie di quesiti a Loro posti sulla Direttiva stessa, per questo mi guarderei bene nel prendere posizioni soggettive e non oggettive in un argomento così complesso.

Premesso che sono assolutamente per il mercato libero nell’ambito dei beni materiali e per il mercato governato dalle leggi dello Stato nell’ambito dei beni immateriali, vorrei chiarire innanzi tutto che, com’è a tutti noto, negli Stati Uniti, nell’Unione Europea e nella SEE, in economia, non vige il liberismo ma l’interventismo, cioè quell’atteggiamento economico che hanno i governi moderni di intervenire sul libero mercato, con soluzioni di politica economica, per normare, per riequilibrare gli scompensi e correggere i bug creati dal mercato stesso. Gli interventi più comuni in economia da parte dei differenti governi nell’UE della SEE sono le tasse mirate o i crediti d’imposta, i tassi d’interesse, le leggi sul salario minimo, le regole sul condizionamento sindacale, i sussidi diretti, il supporto o i calmieri sui prezzi, le quote di produzione o d’importazione, la fissazione di tariffe, etc., compreso ovviamente il diritto d’Autore.

Questo chiarisce il perché le Società di Gestione Collettiva del diritto d’autore, che è un bene immateriale, in Europa è meglio che operino in regime di Monopolio di Stato o di fatto, che siano Enti pubblici a base associativa (modello SIAE) o consorzi/associazioni/società private controllate da organismi dello Stato (modello inglese PRS, PPL, etc. sotto il Tribunale del Copyright) che si rende garante dei diritti medesimi e non società di privati a scopo di lucro… per chiarezza basta registrare che cosa è successo e sta succedendo con la liberalizzazione delle società dei Diritti Connessi del 2012, confusione totale, affondamento del sistema…

Sarebbe quindi auspicabile, al fine di evitare inutili ricorsi alla Corte di Giustizia Europea (Corte che peraltro si è già espressa, con pronuncia del 27 febbraio 2014 nella causa C-351/12, OSA c. Lécebné, riconoscendo inter alia la compatibilità con il diritto dell’Unione europea dei monopoli legali di intermediazione), che le criticità d’impostazione tecnico-giuridica della Direttiva vengano chiarite il meglio possibile per un corretto recepimento e poi, in un secondo tempo, si proceda a riformare la SIAE proprio secondo le direttive contenute nella 2014/26.

di Pierpaolo D’Emilio

ATTORI DEL MONDO MUSICA COINVOLTI NELLA DIRETTIVA 2014/26

Definizioni tecniche

 Vista la complessità della materia (e gli evidenti errori che molti accademici spesso fanno) abbiamo cercato di definire nella maniera più semplice e chiara i ruoli e le responsabilità degli attori in campo.

  • L’Autore e/o Compositore è l’avente diritto, cioè colui che ha creato l’Opera. Egli, producendo un bene immateriale, è un soggetto facilmente ricattabile dagli Utilizzatori e per questo viene difeso dallo Stato attraverso la Siae. Egli è un soggetto debole che deve essere assolutamente difeso da un organo che non possa fare azione propulsiva sul mercato (come invece avviene con Entità Indipendenti);
  • La SIAE (Società Italiana Autori ed Editori) è un ente pubblico economico. Nel diritto italiano un ente pubblico è dotato di propria personalità giuridica, proprio patrimonio e proprio personale dipendente, è un ente creato secondo norme di diritto pubblico, attraverso la quale la pubblica amministrazione italiana svolge la sua funzione amministrativa per il perseguimento di un interesse pubblico. La SIAE, che per altro ha già recepito tantissimi obblighi dati dalla Direttiva Barnier, è un’Associazione che opera per tutti coloro che si definiscono Compositori, Autori e Editori di ogni tipologia di Arte esistente, al di là dei compiti legati alla protezione delle Opere, al sostegno di attività tese alla divulgazione dell’arte e alla divulgazione di conoscenza, essa opera come se fosse un ufficio legale di recupero crediti per conto, esclusivamente, di tutti gli aventi diritto iscritti/associati (e non) sul territorio italiano cercando, attraverso i propri pubblici Ufficiali, di andare a riscuotere quanto dovuto all’avente diritto stesso per lo sfruttamento delle opere di proprietà che gli appartengono;
  • Nell’ambito musicale Gli Utilizzatori sono coloro che, per proprio scopo di lucro (e/o non), utilizzano/sfruttano le Opere che sono state realizzate, eseguite, definite, completate e prodotte, anche su supporti digitali, da Artisti Interpreti Esecutori (AIE) e di proprietà di Produttori Fonografici che hanno investito per la loro realizzazione.
    Le categorie degli Utilizzatori sono molteplici e sono una parte in contrapposizione netta rispetto agli Autori, Compositori e Editori.
    Essi vanno dai Media (TV, Radio, Internet Provider, Google, You Tube, iTunes, Spotify, etc.) ai locali, bar, negozi, GDO, palestre, studi medici, etc.
    Molti di essi hanno varie associazioni di categoria (es. FIPE, Confesercenti, Confcooperative, Confartigianato, CNA, Casartigiani, etc.) che devono trattare direttamente con Siae e Scf (Società Consortile Fonografici che raccoglie in Italia il Diritto Connesso art. 72, 73 e 73-bis) per poter utilizzare le Opere degli aventi diritto.
  • I Musicisti sono coloro che, se non Autori/Compositori, utilizzano le Opere di terzi per proprio diletto, studio o scopo di lucro e che quindi vanno visti come una categoria di Utilizzatori a parte, peraltro priva di un albo o un’associazione di categoria propria, purtroppo…
    Quando un musicista esegue un brano non di sua creazione in un luogo pubblico ne sta facendo un utilizzo, cioè usa un’Opera non sua per poterne trarre un beneficio che spesso è di tipo economico.
    In qualsiasi modo, sia che il musicista lo esegua in un locale, in una Radio, in TV, in un ristorante, in teatro o allo stadio, ci sarà qualcuno che dovrà pagare per quell’utilizzo in virtù del lucro che ne avrà fatto;
  • Il Diritto d’Autore è un bene immateriale che, come tutti i beni immateriali, è sottoposto a normative da parte dello Stato, non esistono Diritti d’Autore di serie A e di serie B, il valore del Diritto d’Autore deve essere uguale per tutti gli Autori nello stesso Paese e piano piano si deve uniformare nei Paesi differenti dell’UE e poi della SEE.
    In ogni differente Stato dell’UE (esclusi Svezia, Finlandia, Danimarca, Austria, Cipro ed Italia che usano i contratti di lavoro Nazionali figli di concertazioni con i movimenti sindacali) per regolamentare il costo del lavoro (che è equiparabile al lavoro di un Autore) esiste il salario minimo che serve proprio per far si che non vi sia la possibilità, da parte di chi prova ad entrare nel mercato del lavoro in maniera illecita (extracomunitari), di abbassare, fino alla cancellazione, il valore di mercato del lavoro stesso. Questo è ciò che Siae fa per gli Autori/Compositori in Italia nel caso del bene immateriale chiamato Diritto d’Autore;
  • Il Mercato, unicamente nel caso dei beni materiali, può essere il luogo fisico nel quale avvengono concretamente gli scambi, un’area di diffusione di merci o il luogo dove si incontrano la domanda e l’offerta dei beni stessi ma, è certezza dettata dalle norme Europee che, nel caso dei beni immateriali come il Diritto d’Autore, non esista ad oggi un Paese della SEE nel quale essi siano considerati alla stregua dei beni materiali, cioè mercanteggiabili.

Addirittura nel caso Cisac (Caso COMP/C2/38.698 – CISAC), spesso riportato ovunque, la Commissione scrive ”La concorrenza tra Collecting Societies Europee deve avvenire a livello di spese di gestione e non a livello della remunerazione degli autori stessi e ciò garantisce che sotto questo aspetto i proventi dei titolari dei diritti non possano essere compromessi. Quindi, secondo la Commissione Barroso II, se concorrenza sul Mercato ci deve essere può solamente ed esclusivamente esistere tra gli aggi (le spese di gestione) delle Collecting e non tra gli aventi Diritto.

di Pierpaolo D’Emilio

I 10 PUNTI CHIAVE DELLA DIRETTIVA 2014/26

I punti della Direttiva Barnier dai quali non si può prescindere per un corretto recepimento, e che qui di seguito verranno meglio chiariti, sono:

1) La Direttiva Barnier è nata solo e unicamente per normare gli Organismi di Gestione Collettiva (O.G.C.) in Europa quali SIAE, SACEM, GEMA, etc., cioè per sostituire gli accordi di rappresentanza con la presenza, una nell’altra, delle O.G.C. stesse all’interno dei Consigli di Gestione;

Definizione art. 3, lettera a) della Direttiva 26/2014

organismo di gestione collettiva”: un organismo autorizzato, per legge o in base a una cessione dei diritti, una licenza o qualsiasi altro accordo contrattuale, a gestire i diritti d’autore o i diritti connessi ai diritti d’autore per conto di più di un titolare dei diritti, a vantaggio collettivo di tali titolari come finalità unica o principale e che soddisfa uno o entrambi i seguenti criteri:

i) è detenuto o controllato dai propri membri;
ii) è organizzato senza fini di lucro;

2) Le Entità di Gestione Indipendente (E.G.I.), modello Jamendo, Soundreef, YouTube, Apple, Spotify, etc., che sono a scopo di lucro, che devono giustamente fare utili e non su base associativa, sono state inserite all’ultimo momento dalla Commissione Europea perché si erano resi conto che, in assenza di una regolamentazione precisa, avrebbero potuto avere campo libero e speculare sugli Autori che sono un soggetto debole. Venne quindi introdotta in fretta e furia una regolamentazione per le E.G.I. con il fine di bloccare ogni tipo liberalizzazione scriteriata attraverso una serie di copia e incolla… prova ne è, nell’art. 2 par. 4), la modalità sbrigativa di catalogazione dei pochissimi articoli ai quali le E.G.I. sono sottoposte;

Definizione art. 3, lettera b) della Direttiva 26/2014

entità di gestione indipendente”: un organismo autorizzato, per legge o in base a una cessione dei diritti, una licenza o qualsiasi altro accordo contrattuale, a gestire i diritti d’autore o i diritti connessi ai diritti d’autore per conto di più di un titolare dei diritti, a vantaggio collettivo di tali titolari, come finalità unica o principale, il quale:

i) non è né detenuto né controllato, direttamente o indirettamente, integralmente o in parte, dai titolari dei diritti; e
ii) è organizzato con fini di lucro;

3) Escludendo le E.G.I. da quasi tutti quegli articoli diretti invece alle O.G.C, la Commissione ha voluto comunicare che esse non possono assolutamente fissare tariffe, possono invece negoziare con gli utilizzatori per la concessione di licenze ma non possono fissare le condizioni delle stesse;

4) Quindi le E.G.I. possono svolgere le stesse attività di un O.G.C. a patto che siano organiche a un O.G.C., ovvero che ne facciano parte, ovvero che ne siano una sorta di prolungamento o braccio operativo e che siano all’interno dei Consigli di Gestione di quest’ultima;

Per esempio – se delle ipotetiche Soundreef, Jamendo, Spotify, Apple o YouTube agiscono quali E.G.I. solo nell’ambito del web, esse possono agire a questa stregua (ossia quali E.G.I.) senza problemi (a patto che versino per ogni utilizzo quanto relativo all’art. 13 e 72), perché per tale utilizzo della musica esse provvedono a riscuotere direttamente i diritti, ripartendoli in favore degli aventi diritto (cd. “diritto di riproduzione nella comunicazione tra computer”).
La detta ipotetica YouTube, Jamendo – immaginando che essa sia un’E.G.I. – deve invece entrare in un O.G.C. (ovvero dare mandato a un O.G.C.) per poter riscuotere i diritti relativi alla comunicazione al pubblico al di fuori del web (posto che Le interessi intermediarli/incassarli), perché solo l’O.G.C. ha il controllo del territorio e tale controllo è un fattore qualificante del soggetto che svolge determinate attività di gestione dei diritti, che YouTube o Jamendo – per rimanere agli esempi fatti – non hanno.
Solo l’O.G.C. – proprio in virtù della presenza sul territorio – può verificare che musica diffondono gli utilizzatori e quindi se gli autori o gli editori o gli AIE riscuotono tutto quanto loro compete.
Il problema sollevato quindi sta nel diritto di pubblica esecuzione, art. 15, 16 e 73 L.d.A.
Al contrario, secondo la Direttiva Barnier, la E.G.I. non può essere un’entità legittimata ad agire sul mercato perché libera da norme precise e/o obblighi (e dunque, per quanto qui rileva, svolgendo attività di competenza esclusiva di un O.G.C.).
Nessuna società privata (E.G.I.), se non è terza e a sua volta è anche un utilizzatore, può garantire che gli altri utilizzatori paghino correttamente il Diritto d’Autore per la messa a disposizione di Opere sul territorio italiano. Il controllore non può essere il controllato, nella Direttiva 2014/26 questo concetto è molto chiaro.

5) Per la Commissione Barroso II il valore del compenso degli Autori deve essere uguale per tutti indipendentemente dalla modalità di incasso… non possono evidentemente esistere Autori di seria A e di serie B, economicamente la differenza tra di essi sarà espressione solamente dei maggiori utilizzi delle loro Opere, in poche parole, chi è più usato, sfruttato, suonato, guadagna di più…
Del resto su un Paese di 60.000.000 di abitanti quanti Autori di grande qualità/successo come Vasco, Ligabue, Mogol, etc. ci potranno essere 1.000, 3.000?… mi sembrerebbe già un gran risultato, peccato che in SIAE di iscritti ce ne siano circa 84.000… il che significa che la maggioranza degli iscritti (80.000) difficilmente riuscirà ad avere un compenso.
Chiaramente le colpe di questo non sono da ascriversi a SIAE, esse risiedono nei mancati sfruttamenti/utilizzi da parte del mondo dei Media, del mancato acquisto di dischi, etc., evidentemente le responsabilità non è mai in capo alle Collecting Societies facenti parte della CISAC, modello SIAE, SACEM, GEMA, etc., ma della mancanza, in quasi tutti i Paesi dell’UE, di una legge seria sulla Musica prodotta dai Paesi stessi e della sua presenza all’interno dei palinsesti dei media nazionali, simile a quella francese;

6) La Direttiva fu scritta per normare il mercato on-line, non quello off-line che in ogni Paese dell’UE viene normato dallo Stato, anche attraverso un Tribunale, del Paese stesso.
Essa non tocca il monopolio di SIAE, in ogni Nazione Europea esiste una Collecting Society che ha il monopolio di fatto, anzi, come visto nelle premesse, la Corte di Giustizia Europea ritiene che il monopolio sia vantaggioso nell’ambito del Diritto d’Autore perché permette il controllo sul territorio di ogni Stato Sovrano. L’esempio è facile, alla GEMA (SIAE tedesca) costerebbe troppo, dopo aver dato una licenza ad un supermercato italiano o ad una discoteca, andare a controllare se ciò che viene riemesso al pubblico è veramente ciò che è stato dichiarato analiticamente, per questo, su ogni territorio, è meglio che ad incassare e controllare sia un’unica entità, magari di Stato;

7) Per gli utilizzatori le multilicenze sono disastrose, RAI, Fininvest, LA7, etc., si troverebbero a dover richiedere licenze differenti per differenti tipi di Collecting e differenti tipi di utilizzi, un manicomio… e ogni Autore dello stesso brano, diviso in quote uguali, dovrebbe ricevere un compenso differente, completamente anti-democratico, un disastro…;

8) Altro timore della Commissione è che la Collecting privata modello E.G.I., soprattutto se proveniente da uno dei Paesi UE, una volta incassati 50/100 milioni di euro degli Autori (soggetti deboli), possa spostare i suddetti capitali nel proprio Paese di provenienza o possa fallire facendo così perdere i fondi di sostentamento agli Autori.
Al contrario, con un Ente di Stato, questo non può avvenire, lo Stato dovrebbe poi intervenire per sanare il danno;

9) Secondo la Direttiva una Collecting Society, per essere equa, deve essere super partes come SIAE, deve essere terza rispetto agli Autori e Utilizzatori e al mercato, per questo motivo le E.G.I. devono essere interne alle O.G.I., in caso contrario, se una E.G.I. fosse libera di agire in un mercato senza regole e avesse una forza propulsiva propria, potrebbe decidere chi far suonare di più, in quale luogo creare maggiori sfruttamenti/utilizzi, e decretare il successo di un Autore. Cosa che è contraria alla Direttiva Barnier e che alla Siae è assolutamente vietato fare, forse proprio perché e un Ente di Stato a base associativa;

10) La Direttiva chiarisce inequivocabilmente che, se concorrenza ci deve essere tra delle O.G.C., e non tra una O.G.C. e una E.G.I., può esistere solo per la quota dei costi di gestione e non per la quota che deve essere ripartita tra gli Autori e/o agli aventi diritto;

E questi sono solo alcuni dei punti fissati dalla Direttiva Barnier che non possono essere messi in discussione.

di Pierpaolo D’Emilio

RICHIESTA DI INTERPRETAZIONE AUTENTICA DEI CONSIDERANDO 14, 15, E 31 ALLA COMMISSIONE E CONSIDERAZIONI SU ART. 36

Come premessa vorremmo far notare che l’articolo 36 della Direttiva 2014/26 chiarisce inequivocabilmente che le autorità competenti, in ogni Stato dell’Unione Europea, hanno l’obbligo di controllare che vi sia il massimo rispetto degli articoli della Direttiva stessa da parte delle O.G.C e dalle E.G.I..
Ovviamente lo Stato italiano ha già un organismo del genere, SIAE che è un Ente di Stato, quindi troviamo logico che attraverso di essa si proceda a tutti i controlli necessari richiesti all’art. 36 e non comprendiamo perché se SIAE non funziona adeguatamente un altro controllore, ulteriore emanazione dello Stato, debba funzionare meglio… sarebbero comunque entrambi Enti di Stato… mah…

Articolo 36
Rispetto della presente direttiva

  1. Gli Stati membri garantiscono che il rispetto delle disposizioni di diritto interno adottate e attuate conformemente agli obblighi stabiliti nella presente direttiva da parte degli organismi di gestione collettiva stabiliti nel loro territorio sia controllato dalle autorità competenti designate e tale scopo.
  2. Gli Stati membri assicurano che vi siano procedure che consentano ai membri di un organismo di gestione collettiva, ai titolari dei diritti, agli utilizzatori, a organismi di gestione collettiva e ad altre parti interessate di notificare alle autorità competenti designate a tal fine attività o circostanze che, a loro avviso, costituiscono una violazione delle disposizioni del diritto nazionale adottate ai sensi dei requisiti di cui alla presente direttiva.
  3. Gli Stati membri assicurano che le autorità competenti designate a tal fine abbiano il potere di imporre sanzioni adeguate e di adottare misure appropriate in caso di inosservanza delle disposizioni del diritto nazionale di attuazione della presente direttiva. Tali sanzioni e misure sono effettive, proporzionate e dissuasive.
    Gli Stati membri notificano alla Commissione le autorità competenti di cui al presente articolo e agli articoli 37 e 38 entro il …*. La Commissione procede alla pubblicazione delle informazioni ricevute al riguardo.

Veniamo ora alla richiesta di interpretazione autentica dei Considerando 14,15 e 31 sulla Direttiva 2014/26 inviata Commissione Barroso II di allora e alla Commissione Jean-Claude Juncker di oggi.
In attesa delle risposte ufficiali vi riporteremo in breve le risposte che abbiamo ricevuto da vari uffici legali specializzati in Diritto d’Autore.

 PARTE V – RICHIESTA DI INTERPRETAZIONE AUTENTICA 

DEI CONSIDERANDO 14, 15, E 31

I Considerando 14, 15 e 31 sono all’apparenza in contraddizione rispetto all’impianto stesso della Direttiva. Essi presentano alcuni passaggi oscuri e comunque poco chiari.

In generale:

  • Considerando 14: l’apparente contraddizione sta nel fatto che una direttiva dichiaratamente pensata solo per gli O.G.C. si riferisca anche alle E.G.I. limitandone l’azione;
  • Considerando 15: l’apparente contraddizione sta nel fatto che malgrado l’impianto della Direttiva sia nel senso che E.G.I. e O.G.C. sono due entità diverse, la Direttiva stessa pare ammettere la possibilità che esse possano svolgere attività simili ma non in conflitto;
  • Considerando 31: vale la stessa considerazione svolta per il Considerando 14: una direttiva dichiaratamente pensata solo per gli O.G.C. sembra riferirsi anche alle E.G.I..

Di seguito quindi si trascrivono i Considerando in questione, evidenziando in grassetto i punti che a parere della Cliente risultano contraddittori o poco chiari.

Considerando 14

  • La presente direttiva non impone agli organismi di gestione collettiva di adottare una forma giuridica specifica. Nella pratica, tali organismi assumono diverse forme giuridiche, quali associazioni, cooperative o società a responsabilità limitata [Question: quindi anche le E.G.I. possono essere O.G.C.? Answer: NO, assolutamente] che sono controllate o detenute da titolari di diritti d’autore e diritti connessi o da entità che rappresentano i titolari dei diritti [Question: quindi anche le E.G.I. possono controllare o detenere O.G.C.? Answer: NO, assolutamente;]
  • È opportuno precisare che le entità che rappresentano i titolari dei diritti [Question: quindi anche le E.G.I.? SI, ovviamente] e che sono membri di organismi di gestione collettiva [quindi anche le E.G.I.? Answer: Si, assolutamente] possono essere altri organismi di gestione collettiva, associazioni di titolari dei diritti, sindacati o altre organizzazioni [Question: quindi anche E.G.I.? Answer: Si, assolutamente].

Considerando 15

  • I titolari dei diritti dovrebbero essere liberi di poter affidare la gestione dei propri diritti a entità di gestione indipendenti. Tali entità di gestione indipendenti differiscono dagli organismi di gestione collettiva, tra le altre cose [Question: quali sono queste altre “cose”, che segnano la differenza tra gli O.G.C. e le E.G.I.? Answer: queste altre “cose” sono che l’E.G.I. può negoziare la concessione di licenze con gli utilizzatori ma non può fissarne le condizioni] perché non sono detenute o controllate dai titolari dei diritti. Tuttavia, nella misura in cui tali entità di gestione indipendenti svolgono le stesse attività [Question: quali attività sono considerate “stesse attività?”; ossia quali sono le attività degli O.G.C. che possono essere svolte anche dalle E.G.I.? Answer: le attività che possono essere svolte da una E.G.I. sono negoziare la concessione di licenze con gli utilizzatori in accordo con una O.G.C., gestire i diritti di Autori, Artisti, Editori, Produttori e rilasciare tutte le informazioni richieste] degli organismi di gestione collettiva, esse dovrebbero essere tenute a fornire determinate informazioni ai titolari dei diritti che rappresentano, agli organismi di gestione collettiva, agli utilizzatori e al pubblico.

Considerando 31

  • Al fine di garantire che gli utilizzatori possano ottenere licenze sulle opere e su altri materiali protetti per cui un organismo di gestione collettiva [Questionquindi anche un’E.G.I.? Answer: solo se interna, in accordo, con una O.G.C.] rappresenta i diritti, e al fine di garantire un compenso appropriato ai titolari dei diritti, è particolarmente importante che la concessione delle licenze avvenga a condizioni commerciali eque e non discriminatorie [Question: quindi anche le E.G.I. possono concedere licenze? Answer: solo se interne, in accordo, ad/con una O.G.C.]. Pertanto è opportuno che gli organismi di gestione collettiva [Question: quindi anche le E.G.I.? Answer: Solo se interne, in accordo, ad/con una O.G.C.] e gli utilizzatori negozino le licenze in buona fede e che le tariffe applicate siano determinate in base a criteri oggettivi e non discriminatori. È opportuno imporre che i diritti di licenza o i compensi determinati dagli organismi di gestione collettiva [Question: quindi anche dalle E.G.I.? Answer: NO, assolutamente] siano ragionevoli in relazione, tra l’altro, al valore economico dell’utilizzo dei diritti in un particolare contesto. Infine, gli organismi di gestione collettiva [Question: quindi anche le E.G.I.? Answer: SI, assolutamente si, ovviamente solo se interne, in accordo, ad/con una O.G.C.] dovrebbero rispondere senza indebito ritardo alle domande di licenza degli utilizzatori.

Si chiede comunque un’interpretazione autentica dei Considerando 14, 15 e 31 a tutto campo; che cosa significano esattamente i Considerando in questione?

RILIEVI FONDAMENTALI PER UNA CORRETTA INTERPRETAZIONE DELLA DIRETTIVA 2014/26 DETTA BARNIER

Buongiorno a tutti,

qui di seguito troverete i rilievi sulla Direttiva 2014/26, che il legale della nostra Associazione CIDDAC sottopose ai vari componenti della Commissione Barroso II al Commissario Barnier che vennero interamente accolti e condivisi.

Cominceremo dalla PARTE – II in quanto la PARTE I – PREMESSE è irrilevante ai fini della nostra analisi e servì alla Commissione per comprendere meglio il contesto italiano.

PARTE II – RILIEVI SULLA DIRETTIVA 2014/26

RILIEVO 1

Sul rapporto tra la parola “utilizzatore / utilizzatori” e le E.G.I.

a)   laddove nella Direttiva compare la parola “utilizzatori / utilizzatore”, come nel caso dei Considerando 2, 4, 11, 12, 17, 26, 31, 33, 34, 35, 37, 39, 40, 41, 43, 44, 49, 50, 52 e negli art. 3 lettera k), art. 16 par. 2 e 4, art. 17, art. 24, par. 1, art. 34, 35, 36, 38, 40, di norma non c’è alcun riferimento alle E.G.I.

Nei Considerando e negli articoli sopra citati è invece molto chiaro che la parola “utilizzatori / utilizzatore” è esclusivamente utilizzata in rapporto agli O.G.C..

b)   Il rapporto tra la parola “utilizzatori / utilizzatore” e le E.G.I. ricorre nei Considerando 15, 16 e negli art. 16 par. 1), art. 18, par. 1, lettera d), art. 20, ma, a parere della mia cliente, con questi significati:

  • Considerando 15: le E.G.I. dovrebbero (condizionale) fornire una serie di informazioni sia ai Titolari dei diritti che agli O.G.C., che agli utilizzatori, che al pubblico (va notato che ad oggi nessun attore presente nel mercato italiano, salvo la SIAE, lo fa correttamente; anzi capita che gli attori presenti si comportino peggio, dando informazioni false e fuorvianti);
  • Considerando 16: qui troviamo un condizionale; la frase “Inoltre i gestori e gli agenti di autori e interpreti o esecutori che agiscono in qualità di intermediari e rappresentano i titolari dei diritti nei loro rapporti con gli organismi di gestione collettiva non dovrebbero essere considerati < entità di gestione indipendenti > in quanto non gestiscono diritti in termini di determinazione delle tariffe, concessione di licenze o riscossione di denaro dagli utilizzatori.” è ovviamente indirizzata ai gestori e agli agenti di A.I.E. (Artisti, Interpreti e Esecutori) che agiscono in qualità di intermediari e rappresentano i titolari dei diritti nei loro rapporti con gli O.G.C.; però il Considerando non sancisce con certezza che invece un’E.G.I. possa fare ciò che esso prevede (cioè che possa gestire diritti in termini di determinazione delle tariffe, concessione di licenze o riscossione di denaro dagli utilizzatori); il Considerando lo suppone, ma la Cliente sul punto desidera avere un’indicazione certa.
  • all’art. 16, par 1 (applicabile anche alle E.G.I. ex art. 2, par. 4 della Direttiva), troviamo espresso il principio secondo cui le E.G.I. devono condurre negoziazioni in buona fede con gli utilizzatori (questo nel mercato italiano raramente accade).
  • all’art. 18, par. 1, lettera d) (applicabile anche alle E.G.I. ex art. 2, par. 4 della Direttiva), è sancito l’obbligo di messa a disposizione di una serie di informazioni all’avente diritto da parte di una E.G.I. (comprese le comunicazioni da parte degli utilizzatori).
  • Nell’art. 20 (applicabile anche alle E.G.I. ex art. 2, par. 4 della Direttiva) troviamo previsti altri obblighi di informazione agli O.G.C. e agli aventi diritto.

c)   Si registra invece l’esistenza di un rapporto tra la parola “utilizzatore / utilizzatori” e la parola “entità” nei Considerando 26, 34 e negli art. 3 lettera k).

***

RILIEVO 2

Sul rapporto tra la parola “Tariffe” e le E.G.I.

a)   Laddove nella Direttiva compare la parola “Tariffe”, come nel caso dei Considerando 6, 31, 35, e negli art. 14, 16 par. 2, di norma non c’è alcun riferimento alle E.G.I..

Nei Considerando e negli articoli sopra citati è invece molto chiaro che la parola “Tariffe” è esclusivamente utilizzata in rapporto agli O.G.C..

b)   Il rapporto tra la parola “Tariffe” e le E.G.I. è presente nel Considerando 16 e nell’art. 21, par. 1, lettera c) ma, ad avviso della mia Cliente, con questo significato:

  • Considerando 16: anche qui troviamo un condizionale; la frase “Inoltre i gestori e gli agenti di autori e interpreti o esecutori che agiscono in qualità di intermediari e rappresentano i titolari dei diritti nei loro rapporti con gli organismi di gestione collettiva non dovrebbero essere considerati < entità di gestione indipendenti > in quanto non gestiscono diritti in termini di determinazione delle tariffe, concessione di licenze o riscossione di denaro dagli utilizzatori.è ovviamente indirizzata ai gestori e agli agenti di AIE che agiscono in qualità di intermediari e rappresentano i titolari dei diritti nei loro rapporti con gli O.G.C.; ma il Considerando non sancisce con certezza che invece un’E.G.I. possa fare ciò che esso prevede (cioè che possa gestire diritti in termini di determinazione delle tariffe, concessione di licenze o riscossione di denaro dagli utilizzatori); il Considerando lo suppone, ma la Cliente sul punto desidera avere un’indicazione certa (sul punto si noti che dall’art. 16, par 2, emerge una chiara esclusione – da parte del Legislatore – delle E.G.I. dalle fattispecie ivi descritte, esclusione che si ritiene voluta e non casuale, e che porta alla conclusione che una E.G.I. può negoziare la concessione di diritti ma il tariffario può essere espresso solo da un O.G.C.);
  • Nell’art. 21, par. 1 lettera c) (applicabile anche alle E.G.I. ex art. 2, par. 4 della Direttiva) troviamo enunciati gli obblighi di pubblicazione di una serie di informazioni; tali obblighi non vanno interpretati come implicanti la libertà di formulare delle tariffe; le tariffe devono essere predisposte da un’entità di livello superiore, ossia da un O.G.C..

***

RILIEVO 3

Sul rapporto tra le parole “concessione di licenze” e le E.G.I.

a)   Laddove nella Direttiva compaiono le parole “concessione di licenze”, come nel caso dei Considerando 2, 4, 7, 11, 12, 19, 26, 31, 32, 37, 39, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 51, 55, e negli art. 1, 5 par. 3, 16 par. 2, 23, 24, 26, 28 par. 1, 29, 30, 31, 34, 35, 38, di norma non c’è alcun riferimento alle E.G.I..

Nei Considerando e negli articoli sopra citati è invece molto chiaro che le parole “concessione di licenze” sono esclusivamente utilizzate in rapporto agli O.G.C..

b)   Il rapporto tra le parole “concessione di licenze” e le E.G.I. è presente nel Considerando 16, nell’art. 19, lettera d), nell’art. 21, par. 1, lettera c), nell’art. 25, par. 1 e nell’art. 28, par. 3, ma, ad avviso della mia Cliente, con questo significato:

  • Considerando 16: anche qui troviamo il condizionale; la frase “Inoltre i gestori e gli agenti di autori e interpreti o esecutori che agiscono in qualità di intermediari e rappresentano i titolari dei diritti nei loro rapporti con gli organismi di gestione collettiva non dovrebbero essere considerati < entità di gestione indipendenti > in quanto non gestiscono diritti in termini di determinazione delle tariffe, concessione di licenze o riscossione di denaro dagli utilizzatori.” è ovviamente indirizzata ai gestori e agli agenti di AIE che agiscono in qualità di intermediari e rappresentano i titolari dei diritti nei loro rapporti con gli O.G.C.; ma il Considerando non sancisce con certezza che invece un’E.G.I. possa fare ciò che esso prevede (cioè che possa gestire diritti in termini di determinazione delle tariffe, concessione di licenze o riscossione di denaro dagli utilizzatori); il Considerando lo suppone, ma la Cliente sul punto desidera avere un’indicazione certa.

Sul punto si tenga anche presente che all’art. 16, Par. 1, il Legislatore impone che le negoziazioni per la concessione delle licenze tra gli O.G.C. o le E.G.I. e gli Utilizzatori vengano fatte in buona fede; va sottolineato che qui si parla di negoziazioni e non di condizioni. Si chiede quindi sin d’ora di chiarire esplicitamente la differenza tra il concetto di “negoziazione” e quello di “condizione”.
Si tenga anche presente che dall’art. 16, par. 2, emerge una chiara esclusione – da parte del Legislatore – delle E.G.I. dalle fattispecie ivi descritte, esclusione che si ritiene voluta e non casuale, e che porta alla conclusione che una E.G.I. può negoziare la concessione di licenze sui diritti ma non trattarne le condizioni, potendo spettare tale ultima attività solo ad un O.G.C.;

  • nell’art. 19, lettera d) (a parere della mia cliente applicabile alle E.G.I. in forza della “salvezza” contenuta nell’art. 18, par. 1, a sua volta applicabile alle E.G.I. ex art. 2, par. 4) troviamo contemplati gli obblighi di comunicazione di una E.G.I. rispetto alle informazioni sulle licenze concesse;
  • nell’art. 21, par. 1, lettera c) troviamo contemplati gli obblighi di pubblicazione di una E.G.I. rispetto alle informazioni sulle licenze concesse o da concedere;
  • Nell’art. 25, par. 1 (a parere della mia cliente applicabile alle E.G.I. in forza della “salvezza” contenuta nell’art. 20, par. 1, a sua volta applicabile alle E.G.I. ex art. 2, par. 4) troviamo contemplati gli obblighi di informativa di una E.G.I. rispetto alle informazioni sulle licenze multiterritoriali; il Legislatore vuole precisare che, nel caso in cui una E.G.I. sia interna ad un O.G.C., essa sia costretta a dare una serie di informazioni;
  • Nell’art. 28 par. 3 (a parere della mia cliente applicabile alle E.G.I. in forza del richiamo contenuto al paragrafo 2 del medesimo articolo, quest’ultimo ritenuto a sua volta applicabile alle E.G.I. in forza della “salvezza” contenuta nell’art. 18, par. 1, a sua volta applicabile alle E.G.I. ex art. 2, par. 4), troviamo contemplati gli obblighi di informativa di una E.G.I. rispetto alle informazioni sulle licenze multiterritoriali; anche in questo caso, il Legislatore vuole precisare che, nel caso in cui una E.G.I. faccia parte di ovvero sia organica ad un O.G.C., essa sia costretta a dare una serie di informazioni.

***

PARTE III – OSSERVAZIONI E CONCLUSIONI SULLA DIRETTIVA

Alla luce di questi rilievi la tesi ormai acclarata è che l’intera Direttiva n. 2014/26/UE sia stata scritta solo ed esclusivamente per normare gli O.G.C..

Le E.G.I. possono svolgere le stesse attività di un O.G.C. a patto che esse siano organiche a un O.G.C., ovvero che ne facciano parte, ovvero che ne siano una sorta di prolungamento o braccio operativo.

Per esempio se delle ipotetiche Spotify, Google, Apple, Soundreef o Jamendo, etc., agiscono quali E.G.I. solo nell’ambito del web, esse possono agire a questa stregua (ossia quali E.G.I.) senza problemi (a patto che versino per ogni utilizzo fatto quanto relativo all’art. 13 e 72 L.d.A.), perché per tale utilizzo della musica esse provvedono a riscuotere direttamente i diritti, ripartendoli in favore degli aventi diritto (cd. “diritto di riproduzione nella comunicazione tra computer”).

La detta ipotetica Google – immaginando che essa sia un’E.G.I. – deve invece entrare in un O.G.C. (ovvero dare mandato a un O.G.C.) per poter riscuotere i diritti relativi alla comunicazione al pubblico al di fuori del web (posto che Le interessi intermediarli/incassarli), perché solo l’O.G.C. ha il controllo del territorio e tale controllo è un fattore qualificante del soggetto che svolge determinate attività di gestione dei diritti, che Google, Spotify, Apple, Soundreef o Jamendo, – per rimanere agli esempi fatti – non hanno.

Solo l’O.G.C. – proprio in virtù della presenza sul territorio – può verificare che musica diffondono gli utilizzatori e quindi se gli autori o gli editori o gli AIE riscuotono tutto quanto loro compete.

Il problema sollevato concerne quindi il diritto di pubblica esecuzione.

Al contrario, la E.G.I. non può essere un’entità legittimata ad agire sul mercato in assenza di norme precise e/o obblighi (e dunque, per quanto qui rileva, svolgendo attività di competenza esclusiva di un O.G.C.), in nome di un liberismo senza regole.

LA RISERVA LEGALE DI SIAE CHIAMATA VOLGARMENTE E STRUMENTALMENTE “MONOPOLIO”

Nel contesto italiano, come unico Organismo di Gestione Collettiva per la riscossione e ripartizione dei Diritti d’Autore, troviamo la Siae.
Questo perché lo Stato doveva e deve vigilare sul rispetto della legge sul Diritto d’Autore e avere il totale controllo degli utilizzatori sul territorio italiano.
La riserva legale di SIAE è conforme al diritto comunitario, non vi è nessuna norma o pronuncia giurisprudenziale che vieta ad un Paese membro di prevedere monopoli o riserve di legge (come quella dell’art. 180 l.a.) per la intermediazione dei diritti di autore e connessi.

Lo spiega molto chiaramente la Corte di Giustizia Europea nel febbraio 2014:

la Corte di Giustizia, con pronuncia del 27 febbraio 2014 nella causa C-351/12, OSA c. Lécebné, ha inter alia riconosciuto la compatibilità con il diritto dell’Unione europea dei monopoli legali di intermediazione. E ciò proprio per modalità di utilizzazione identiche alla comunicazione al pubblico di musica di ambiente presso gli esercizi commerciali o comunque riconducibile al medesimo diritto di utilizzazione (nel caso di specie si è trattato della diffusione di musica presso un istituto termale).

In particolare, la Corte ha riconosciuto la compatibilità con l’articolo 56 TFUE di una normativa nazionale, come quella ceca, che accorda a un’unica società di gestione dei diritti d’autore (l’OSA) un monopolio sul territorio nazionale per la concessione di licenze aventi ad oggetto il diritto di comunicare musica di ambiente ad un pubblico presente presso un istituto termale situato nello stesso Paese ceco di competenza dell’OSA.

La Corte ha così riconosciuto che tale normativa “deve essere considerata come finalizzata a tutelare i diritti di proprietà intellettuale, dato che essa è idonea a consentire una gestione efficace di tali diritti nonché un controllo efficace del loro rispetto su tale territorio” (par. 72).

La Corte ha quindi concluso che, “laddove si consentisse a un utilizzatore di opere protette, in circostanze come quelle oggetto del procedimento principale, di scegliere liberamente un qualsiasi ente di gestione stabilito nel territorio dell’Unione al fine di ottenere l’autorizzazione per l’utilizzo delle opere e di pagare le remunerazioni da esso dovute, si determinerebbero, allo stadio attuale del diritto dell’Unione, rilevanti problemi di controllo riguardanti l’utilizzo di tali opere e il pagamento delle remunerazioni dovute” (par. 76).

In sostanza, la Corte, nell’affrontare la questione della compatibilità del regime di monopolio legale conferito ad un organismo di gestione collettiva dei diritti di autore con il diritto europeo della concorrenza, ha ritenuto – richiamando numerosi precedenti in argomento – che la restrizione alla libera prestazione dei servizi sia ampiamente giustificata in questi casi, da fatto che è intesa a realizzare un sistema necessario ai fini del conseguimento dell’obiettivo di tutela dei diritti di autore, garantendo – come detto – un livello adeguato di protezione di tali diritti sia a livello di gestione che di enforcement.

Secondo la Corte, la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, dei diritti di autore e connessi costituisce una ragione imperativa volta a perseguire la tutela di un interesse generale.

Ora, una normativa come quella ceca, che, ai fini della gestione dei diritti d’autore, accorda a un ente di gestione, l’OSA, un monopolio nel territorio dello Stato membro, deve essere considerata come finalizzata a tutelare i diritti di proprietà intellettuale, dato che essa è idonea a consentire una gestione efficace di tali diritti nonché un controllo efficace del loro rispetto su tale territorio (punto 72).

Una tale protezione “si inserisce nel contesto di una protezione territorializzata dei diritti d’autore, di cui fanno parte anche i contratti di rappresentanza reciproca” (73).

Come osserva correttamente la Corte, i contratti di rappresentanza, stipulati tra gli enti di gestione, non sono contrari al diritto della concorrenza. Essi mirano, in particolare, a consentire agli enti di avvalersi, per la tutela del loro repertorio in un altro Stato, dell’organizzazione istituita dall’ente di gestione che vi esercita le sue attività, senza essere costretti ad aggiungere a tale organizzazione reti proprie di contratti con gli utilizzatori e controlli propri in loco (in tal senso la Corte si allinea pianamente con le precedenti sentenze Tournier, punto 19, nonché Lucazeau, punto 13) (75).

Vi è ovviamente di più.

La Corte ha riconosciuto che il rispetto da parte degli Stati membri del “diritto dei prestatori di fornire un servizio in uno Stato membro diverso da quello in cui sono stabiliti” – previsto dall’articolo 16 della direttiva 2006/123 sulla “libera prestazioni di servizi” – non si applica proprio “ai diritti d’autore e diritti connessi (…) (art. 17 direttiva 2006/123).

Ne consegue che la libera prestazione di servizi (o meglio spunti che potrebbero essere riconducibili a tale principio) non può essere invocata contro monopoli o riserve legali nella gestione ed intermediazione dei diritti di autore.

Sempre secondo la sentenza della Corte, l’esistenza di situazioni di monopolio per sé non costituisce violazione dell’art. 102 TFUE. Correlativamente, con riguardo al monopolio della gestione dei diritti di autore e connessi, il semplice fatto che uno Stato membro, ai fini della gestione di tali diritti, accordi a un ente di gestione, quale l’OSA, “un monopolio nel territorio del medesimo Stato membro non contrasta, di per sé, con l’articolo 102 TFUE” (83-84).

Pertanto “l’articolo 16 della direttiva 2006/123 nonché gli articoli 56 TFUE e 102 TFUE […] non ostano a una normativa di uno Stato membro, che riservi l’esercizio della gestione collettiva dei diritti d’autore nel proprio territorio ad un unico ente di gestione e, così facendo, impedisca all’utilizzatore di tali opere” (e cioè nel caso di specie quale un istituto termale) “di beneficiare dei servizi forniti da un ente di gestione stabilito in un altro Stato membro” (punto 91).

Non vi è quindi dubbio che tale sentenza legittima e conserva inequivocabilmente la riserva legale della S.I.A.E. ed il sistema dei rapporti di rappresentanza e così risolve, una volta per tutte, i dubbi sulla legittimità della riserva legale di S.I.A.E..
Con l’avvento del digitale sembra che tutto sia cambiato, ma non è così…
Le norme di legge del 1941 sono attualissime, il legislatore di allora guardava ai principi, non agli strumenti che poi sarebbero cambiati nel tempo…

di Pierpaolo D’Emilio

Nasce Ciddac – Associazione Italiana per la difesa del Diritto d’Autore e Connessi

Nasce l’Associazione CIDDAC per la difesa del diritto d’autore e connessi.

L’Associazione CIDDAC nasce dalla volontà dei suoi fondatori di tutelare i diritti d’autore, di editore, di produttore discografico e di artista interprete esecutore.

In un momento di particolare attenzione al tema generale del diritto d’autore,CIDDAC vuole attivare le sue risorse per divulgare la cultura del diritto d’autore e dei diritti connessi, inizialmente tra gli stessi autori, esecutori, editori e produttori e poi verso il vasto pubblico che – a vario titolo – usa la musica.

La musica fa parte della nostra vita quasi senza soluzione di continuità: la radiosveglia del mattino, la musica in auto, la radio in-store del supermercato, la musica che ci accompagna nello shopping o al bar per l’aperitivo, la colonna sonora del film al cinema, la sigla del nostro programma televisivo preferito.

La musica fa talmente parte della nostra vita che la diamo ormai per scontata, dimenticandoci che c’è stato qualcuno che l’ha pensata, scritta, suonata, cantata, registrata, prodotta, distribuita per consentirci di provare le emozioni che solo la musica riesce a suscitare.

Questo “qualcuno” ha il diritto di veder tutelato il proprio lavoro, come qualsiasi altro lavoratore: salvaguardare il diritto d’autore e i diritti connessi significa tutelare i lavoratori della musica.

E per tutelare i lavoratori della musica è necessario divulgare l’importanza del diritto d’autore, soprattutto in un periodo in cui le vendite dei dischi sono drasticamente calate.

Per iniziare a sensibilizzare gli “addetti ai lavori” abbiamo realizzato una serie video dal titolo Storie di gente che scrive canzoni, visionabili sul sito: www.ciddac.it. Tra gli ospiti: Max Longhi e Giorgio Vanni, Diego Mancino, Rino Dipace, Sergio Cocchi.

Il nostro obiettivo primario è proprio quello di tutelare coloro che, grazie al loro talento e alle loro fatiche, rendono possibile al pubblico di godere della musica. Sempre più spesso i musicisti, inconsapevolmente, si fanno trarre in inganno e non sanno che possono avere significativi vantaggi grazie ad una  tutela strutturata del loro lavoro” dichiara Pierpaolo D’Emilio, Presidente dell’Associazione Ciddac.

Associazione CIDDAC: ha l’obiettivo di difendere gli associati, i diritti d’autore di editore, di produttore discografico e di interprete esecutore, in ogni ambito e in ogni sede, in Italia e nell’ambito della SEE (Spazio Economico Europeo), in armonia con SIAE e SCF.

L’Associazione CIDDAC, nello spirito di servizio e d’impegno civile e sociale promuove iniziative che servano a raggiungere l’obiettivo prefissato, in particolare:

  • Operare per informare, coinvolgere e mobilitare l’opinione pubblica;
  • Assumere iniziative nei confronti di tutti gli Organi Istituzionali, in particolare quelli che sono direttamente preposti alla tutela dei diritti coinvolti e alla soluzione dei problemi inerenti.

Nasce il Copyright Europeo

Il Parlamento Ue ha dato il via libera alla direttiva che consentirà ai fornitori di musica online di contrattare, con le società che rappresentano gli autori, licenze per più Stati e non più licenze singole con ogni Stato.

04 Febbraio 2014

Il provvedimento dovrebbe stimolare, secondo l’Europarlamento, lo sviluppo di servizi musicali online a vantaggio dei consumatori e a garanzia degli artisti che in questo modo saranno meglio protetti contro la pirateria e riceveranno royalties adeguate e tempestive. “La direttiva protegge efficacemente gli interessi dei creatori europei e rende possibile agli utenti finali l’accesso ai contenuti protetti da copyright in tutta Europa – ha detto il relatore Marielle Gallo (PPE, FR) -. Questa direttiva è un chiaro segnale che il copyright può essere facilmente adattato a Internet ed ha un ruolo essenziale per l’economia digitale”.

Una legge, già informalmente concordata da Parlamento europeo e Consiglio, dovrebbe stimolare lo sviluppo di servizi di musica online a livello europeo per i consumatori e garantire che i diritti degli artisti siano maggiormente protetti e le royaltyversate tempestivamente.

La direttiva, approvata in prima lettura con 640 voti favorevoli, 18 voti contrari e 22 astensioni, deve ancora essere formalmente approvata dal Consiglio.
Dopodiché i Paesi membri Ue avranno 24 mesi di tempo per incorporare la direttiva nella legislazione nazionale.

Per la relatrice Marielle Gallo «Questa direttiva è un chiaro segnale che il copyright può essere facilmente adattato a Internet. Il copyright ricopre un ruolo essenziale per l’economia digitale».

In base alle nuove regole, i fornitori di servizi di musica online nell’Unione europea potranno ottenere le licenze da parte degli organismi di gestione collettiva, che rappresentano, attraverso le frontiere, i diritti d’autore.

Le licenze che coprono più di uno Stato membro faciliteranno lo streaming dei servizi musicali in tutta l’Ue per i prestatori di servizi.

Per garantire che i creatori di musica di tutti gli Stati membri abbiano accesso a licenze che coprano più di un paese e per preservare la diversità culturale, gli organismi di gestione collettiva, che di per sé non rilasciano le licenze di copyright a più di un paese, potranno chiedere a un’altra organizzazione di rappresentare il loro repertorio.

Gli organismi di gestione collettiva dovranno gestire il repertorio che rappresentano alle stesse condizioni che applicano ai propri repertori.
Tutti gli organismi di gestione collettiva saranno tenuti a garantire che gli artisti ricevano un’adeguata remunerazione per l’uso dei loro diritti in tempo utile.

In generale, le royalty dovranno essere versate agli artisti il più rapidamente possibile e, comunque, entro nove mesi dalla fine dell’esercizio finanziario in cui i proventi dei diritti sono stati riscossi.

titolari dei diritti potranno anche avere voce in capitolo sulle decisioni riguardanti la gestione dei loro diritti e sulla libertà di scegliere un organismo di gestione collettiva.

Per garantire che i diritti dei titolari siano gestiti correttamente, gli organismi di gestione collettiva dovranno inoltre rispettare i requisiti di trasparenza e di comunicazione, nonché norme minime in materia di governance e sulla raccolta e l’utilizzo dei ricavi.

Fonte: (europarlamento24)

Raggiunto a Bruxelles l’accordo per la gestione collettiva di diritti d’autore e licenze

Raggiunto l’accordo sulla proposta di Direttiva per la gestione collettiva dei diritti d’autore e le licenze per la musica online. Ieri nella terza e ultima riunione informale della Presidenza Lituana del Consiglio UE e dell’Europarlamento è stato concluso l’iter di prima lettura di questo dossier. Soddisfazione da parte del Commissario Ue al Mercato interno Michel Barnier che ha parlato delle opportunità per i consumatori di poter aver accesso a un maggior numero di contenuti legali. Per Barnier questa Direttiva rappresenta un passo fondamentale verso il completamento del Mercato unico digitale, stabilendo regole comuni per tutti le società di gestione collettiva. Per il Ministro lituano della Cultura Šarūnas Birutis l’accordo soddisfa le esigenze dei titolari dei diritti e dei consumatori Ue. Si è preferito, ha spiegato, “un approccio regolamentare equilibrato che porterà più trasparenza ed efficienza nelle attività delle organizzazioni di gestione collettiva”. Il sistema delle licenze multi-territoriali sarà uno dei più importanti fattori che contribuiranno al Mercato unico europeo per i servizi di musica online. Questo permetterà inoltre agli utenti europei di poter accedere a repertori musicali sempre più ampi.
Per SCF (Società Consortile Fonografici) – il consorzio che gestisce in Italia la raccolta e la distribuzione dei compensi dovuti ad artisti e produttori discografici per l’utilizzo in pubblico di musica registrata -, si tratta di un buon obiettivo raggiunto: “Il testo di compromesso ci soddisfa aprendo grandi opportunità per il futuro delle società di gestione dei diritti musicali”.05

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